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Cinque giovani donne in camicia bianca e pantaloni neri, inginocchiate su un ginocchio e disposte in cerchio, tendono le braccia in avanti reggendo ciascuna una piccola sfera. Sotto di loro, sul pavimento, un grande cerchio bianco con al centro una croce uncinata nera. Alle loro spalle uno schermo cinematografico con la scritta "The End" e due figure in piedi dietro un tavolo. Tutt'intorno, seduto in penombra, il pubblico. Fotografia in bianco e nero degli anni Settanta.
Fabio Mauri, Che cosa è il fascismo, 1971. Performance, Campo San Polo, Venezia, 1974. ph Lorenzo Cavallini, 1974. Courtesy Fabio Mauri Estate and Hauser & Wirth
evento
sabato 26 settembre 2026 ore 17:30

performanceFabio MauriChe cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst Von Hussel di passaggio per Roma

Istituto di Istruzione Superiore “Amedeo D’Aosta”
ingresso dal parcheggio in Via Giuseppe Mezzanotte – L’Aquila
ingresso libero fino a esaurimento posti
prenotazione obbligatoria
durata: 70′ circa

da lunedì a domenica 11 > 19

il Museo resterà chiuso per riallestimento dal 7 al 10 settembre e dal 14 al 24 settembre

la biglietteria è aperta fino a 45 minuti prima della chiusura del Museo

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Dopo quasi 30 anni torna in scena la storica performance in cui l’artista mette in gioco il potere seduttivo del fascismo con il pubblico-complice.

«Qui si sperimenta in poco tempo l’ideologia falsa, l’abisso della superficialità istituzionalizzata, la tautologia del potere assoluto, la malignità intima della bugia nascosta nell’ordine, la vergogna della confusione culturale, l’irresponsabilità di chi avoca a sé la libertà di giudizio collettivo, l’inganno della giovinezza che porta grazia e fiducia a fare da preludio ad ogni proprio massacro».

Lo scrive Fabio Mauri nel testo di sala distribuito a Roma la sera del 2 aprile 1971, la prima volta che questa performance venne messa in scena. Per il pubblico l’ingresso era su invito. Cartoncini di colore diverso indicavano la tribuna in cui prendere posto, assegnando contestualmente a ogni partecipante uno status sociale: autorità, personalità, accademici, magistrati, familiari, rurali, stampa italiana, stampa estera, edili, israeliti.

In divisa fascista e al canto di “Giovinezza” gli allievi del II e III anno dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma accompagnavano il numeroso pubblico ad accomodarsi nelle tribune attorno a una pedana rossa con una svastica nera al centro, la “Piazza d’Armi”, dove si sarebbero svolti i saggi ginnici e i dibattiti di mistica fascista in onore del generale Ernst von Hussel, rappresentato, non senza ironia, da un manichino di cera vestito in alta uniforme, seduto al centro della tribuna delle autorità.

L’azione ricalcava i ludi juveniles svoltisi a Firenze in occasione della visita di Hitler nel 1938, ai quali Mauri partecipò, con l’amico Pier Paolo Pasolini, nella squadra di Bologna. Prende così vita la prima di quelle che Mauri definisce “azioni complesse”, portando per la prima volta in scena il tema dell’ideologia, che caratterizzerà fortemente tutto il suo lavoro successivo.