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SUMMARY:The School of Narrative Dance\, L’Aquila
DESCRIPTION:Un lascito dell’esperienza della School of Narrative Dance\, il progetto di Marinella Senatore che esplora le narrazioni attraverso il movimento e l’autoformazione.\nUn focus dedicato alla School of Narrative Dance\, che quest’anno vede protagonista la città dell’Aquila. Un progetto fondato nel 2012 da Marinella Senatore\, con cui nel 2014 ha vinto il Premio MAXXI e che conferma la sua attenzione per la potenzialità trasformatrice del processo creativo\, nella sua dimensione corale\, non-gerarchica\, volta all’ascolto\, all’educazione informale e alla valorizzazione della cultura popolare. \nLa project room ripercorre oltre un decennio di ricerca\, dal 2014 al 2026\, attraverso le opere di Senatore entrate nella Collezione MAXXI. Un itinerario che racconta la crescita e la diffusione internazionale di una pratica artistica originale e collettiva\, evidenziando al contempo le eredità e le testimonianze dell’esperienza della SOND L’Aquila.
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SUMMARY:Continuità e divergenze
DESCRIPTION:Una mostra che esce dai confini di Palazzo Ardinghelli per raccontare una storia fatta di architetture\, città e trasformazioni.\nOspitata negli spazi appena restaurati di Palazzo ONMI\, ex asilo nido di viale Duca degli Abruzzi e testimonianza dell’edilizia pubblica\, la mostra prende avvio dagli anni Trenta per sviluppare una narrazione continua del paesaggio urbano abruzzese. \nIl percorso accompagna il visitatore attraverso le trasformazioni delle città\, seguendo i passaggi chiave dei processi di crescita e ridefinizione dello spazio urbano. Architetture\, episodi emblematici e dialoghi con la produzione artistica restituiscono l’evoluzione del linguaggio moderno in Abruzzo\, fino agli anni Sessanta del Novecento\, offrendo uno sguardo d’insieme sulle forme e sulle idee che hanno modellato il territorio. \nProgetti\, opere d’arte\, documenti d’archivio\, filmati\, fotografie contemporanee e foto d’epoca\, provenienti da collezioni private\, archivi pubblici e archivi tra le Collezioni del MAXXI Architettura e Design contemporaneo\, mettono in luce continuità e cambiamenti che coinvolgono tre generazioni di progettisti\, attraverso stagioni storiche diverse e superando fratture ideologiche e politiche. \nIl percorso è arricchito da una committenza fotografica d’autore realizzata da Andrea Jemolo. Attraverso il suo sguardo contemporaneo\, le immagini restituiscono una lettura attuale di alcuni tra i più significativi interventi della regione\, mettendo in dialogo la dimensione storica dei progetti con il loro stato attuale e con il contesto paesaggistico in cui si inseriscono. \nSCARICA LA BROCHURE
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SUMMARY:Fabio Mauri
DESCRIPTION:Dopo quasi 30 anni torna in scena la storica performance – con la regia di Giancarlo Gentilucci – in cui l’artista mette in gioco il potere seduttivo del fascismo con il pubblico-complice. \n«Qui si sperimenta in poco tempo l’ideologia falsa\, l’abisso della superficialità istituzionalizzata\, la tautologia del potere assoluto\, la malignità intima della bugia nascosta nell’ordine\, la vergogna della confusione culturale\, l’irresponsabilità di chi avoca a sé la libertà di giudizio collettivo\, l’inganno della giovinezza che porta grazia e fiducia a fare da preludio ad ogni proprio massacro». \nLo scrive Fabio Mauri nel testo di sala distribuito a Roma la sera del 2 aprile 1971\, la prima volta che questa performance venne messa in scena. Per il pubblico l’ingresso era su invito. Cartoncini di colore diverso indicavano la tribuna in cui prendere posto\, assegnando contestualmente a ogni partecipante uno status sociale: autorità\, personalità\, accademici\, magistrati\, familiari\, rurali\, stampa italiana\, stampa estera\, edili\, israeliti. \nIn divisa fascista e al canto di “Giovinezza” gli allievi del II e III anno dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma accompagnavano il numeroso pubblico ad accomodarsi nelle tribune attorno a una pedana rossa con una svastica nera al centro\, la “Piazza d’Armi”\, dove si sarebbero svolti i saggi ginnici e i dibattiti di mistica fascista in onore del generale Ernst von Hussel\, rappresentato\, non senza ironia\, da un manichino di cera vestito in alta uniforme\, seduto al centro della tribuna delle autorità. \nL’azione ricalcava i ludi juveniles svoltisi a Firenze in occasione della visita di Hitler nel 1938\, ai quali Mauri partecipò\, con l’amico Pier Paolo Pasolini\, nella squadra di Bologna. Prende così vita la prima di quelle che Mauri definisce “azioni complesse”\, portando per la prima volta in scena il tema dell’ideologia\, che caratterizzerà fortemente tutto il suo lavoro successivo. \nLa mostra “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila” è un progetto promosso dal Comune dell’Aquila per L’Aquila 2026 – Capitale italiana della Cultura e finanziato con fondi RESTART delibera CIPESS n. 10/2025. La performance è realizzata in collaborazione con Studio Fabio Mauri\, Accademia di Belle Arti L’Aquila\, Arti e Spettacolo Impresa Sociale ETS.
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SUMMARY:Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila
DESCRIPTION:Una mostra che porta la firma di una curatela importante e rende omaggio a Fabio Mauri\, figura centrale dell’arte italiana e del pensiero del Novecento\, nel centenario della sua nascita (1926 – 2009).\nLa mostra ripercorre il ventennio trascorso dall’artista\, scrittore e intellettuale a L’Aquila\, dal 1979 al 1999\, quando ha insegnato Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. Da quell’incarico è nato un legame profondo con la città\, gli studenti\, il territorio\, un rapporto che ha lasciato un segno tanto nella sua ricerca quanto nella storia culturale aquilana. \nAttraverso una selezione di opere realizzate in questi anni\, il percorso restituisce oggi tutta la forza critica della ricerca di Mauri\, da sempre concentrata sul rapporto tra immagine\, ideologia e memoria storica\, e sui meccanismi attraverso cui le rappresentazioni influenzano la coscienza individuale e collettiva. \nOpere nate tra i trenta e i quarant’anni fa\, eppure capaci di parlare al presente con grande lucidità: la posizione ambigua e di confine dell’Europa\, sospesa tra idillio e sterminio; il legame tra arte e politica; la memoria delle atrocità della guerra e la tentazione di rimuoverle; il fascino pericoloso dell’ideologia fascista. Guardare queste opere significa accettare una posizione scomoda\, quella di chi diventa insieme testimone e complice degli orrori e degli oblii della Storia. \nEd è proprio in questa tensione tra sguardo e responsabilità che si muove l’intero allestimento\, il quale non segue un ordine cronologico. Si muove piuttosto come una sequenza di immagini che si accumulano nella mente di chi guarda\, per associazioni\, rimandi\, contrasti. La stessa logica di Io sono un ariano\, l’ultimo progetto editoriale dell’artista\, pubblicato nell’anno della sua scomparsa e fulcro dell’intero percorso espositivo. Un libro fatto quasi solo di immagini\, un diario visivo\, presente in mostra nella sua interezza per creare un’esperienza anche attraverso la vita stessa di Fabio Mauri. \nin testata: Universal History Archive/Universal Images Group via Getty Images
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SUMMARY:Fabio Mauri. Gli anni dell'Aquila
DESCRIPTION:In occasione di Sharper – La Notte Europea dei Ricercatori 2026\, una visita guidata gratuita alla scoperta della mostra Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila\, a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini. \nLa visita\, condotta con un approccio partecipativo\, ci invita a osservare le opere\, condividere riflessioni e punti di vista e sviluppare uno sguardo critico sui temi e sulle suggestioni della mostra. \nLa mostra è promossa dal Comune dell’Aquila per L’Aquila 2026 – Capitale Italiana della Cultura e finanziato con fondi RESTART delibera CIPESS N.10/2025.
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