con-formanceGiulia CrispianiUna parete che scotta
Un’immersione in un’architettura che diventa custode di ricordi, voci e sensazioni.
Un’immersione in un’architettura che diventa custode di ricordi, voci e sensazioni.
Cosa succede quando guardando la profonda notte riusciamo a riconoscerci attraverso il canto?
L'elemento relazionale ed identitario diventa il dispositivo per creare una forma di “legame” tra i performer, lo spazio e il pubblico, utilizzando dei luoghi di passaggio del Museo.
Una riflessione sulla musealizzazione della performance.
Nell’accettare questo essere transitorio, effimero, noi accettiamo qualcosa che è molto più della performance: è l’esistenza.
Un linguaggio sonoro estremamente personale, basato sulla combinazione di un essenziale ritmo di batteria e di un set di elettronica altrettanto minimale.
Økapi conduce lo spettatore in un viaggio verticale e mentale, dal piano terra al 15esimo piano di un edificio immaginario.
Ecco un'inopportuna dichiarazione parentetica: mi ribalto, sbando, mi inclino, sono un appoggio instabile da cui non alzo il mento e tiro indietro le spalle, inspiro e lascio il petto gonfio.
Cosa rappresenta la figura di Ofelia al di là del personaggio shakespiariano?
Dai suoni puri e ancestrali delle vocalizzazioni dei neonati alle loro distorsioni e ripetizioni operate dall'artista.
Il video, il metaverso di Estée Lauder e la performance sono tre aspetti della stessa indagine
Che differenza c’è tra un corpo che danza e un corpo che performa?